The repentants’ elevator

scritto da Zaffiro
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Autore del testo Zaffiro

Testo: The repentants’ elevator
di Zaffiro

L’ascensore dei pentiti
si trova in fondo
a un corridoio senza finestre,
tra l’ufficio oggetti smarriti
e i bagni fuori servizio dell’anima.

Non compare
su alcuna planimetria ufficiale.

Bisogna arrivarci
con almeno un rimorso aperto
e il cuore in condizioni discutibili.

Le porte si aprono lentamente,
come labbra stanche
dopo una confessione troppo lunga.

All’interno
non ci sono specchi.

Per regolamento
ai pentiti
non è consentito guardarsi troppo.

I pulsanti non indicano piani,
ma errori:

- “Orgoglio” -
- “Tradimento” -
- “Occasioni perdute” -
- “Messaggi mai inviati” -
- “Amori lasciati a metà” -

Il tasto “Vendetta”
è rotto da anni
e continua ad accendersi da solo.

Una donna anziana
sale ogni martedì
tenendo stretta
una busta della spesa
e il nome di suo figlio morto.

Non preme mai nulla.
Scende soltanto
quando l’ascensore decide per lei.

Alcuni passeggeri piangono.
Altri fingono
di controllare il telefono,
come nelle sale d’attesa
dei reparti gravi.

C’è chi sale leggero
e arriva distrutto.

Chi entra distrutto
ed esce con una strana pace
tra le mani.

Al settimo errore
le luci iniziano a tremare.

Una voce metallica annuncia:
“Attenzione.
Sovraccarico di coscienza”.

Una volta
ho incontrato un prete
che premeva continuamente
il pulsante “Indifferenza”.

L’ascensore rimase fermo
per quarantacinque minuti
tra il quarto rimorso
e il piano delle omissioni.

Nessuno parlò.

Si sentiva soltanto
il cavo principale
lamentarsi nel vuoto,
come un animale vecchio
costretto ancora
a sollevare colpe umane.

Quando finalmente uscii,
mi accorsi
di aver dimenticato qualcosa dentro.

Forse un senso di colpa.
Forse me stesso.

The repentants’ elevator testo di Zaffiro
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